La Storia del Cavalier King Charles Spaniel

La Storia del Cavalier King Charles Spaniel

Dipinti con cavalier king

Dipinti con cavalier king charles spaniel

Per molti secoli piccole razze di spaniel sono state popolari in Inghilterra.
La parola “Spaniel” compare per la prima volta nel 948 in leggi emanate da Hovell del Galles.
Pare che nel 1300 cani da caccia di tipo Spaniel siano stati importati in Francia dalla Spagna.
Nel XI secolo, nel regno di Canuto I d’Inghilterra”, era illegale cacciare con ogni cane che non poteva passare da un buco di 11 pollici di diametro, come conseguenza, la “nascita” e diffusione del Toy Spaniel in Inghilterra, ogni casata prediligeva una diversa varietà, divise per colore del mantello.
Questa diffusione dovuta non solo alle sue gradevoli caratteristiche estetiche esaltate dagli splendidi colori del mantello ma anche alla particolarità del suo carattere: sportivo,affettuoso,senza paura e con una grande adattabilità,sempre allegro e mai aggressivo.
Qualche secolo dopo, i Toy Spaniels sono diventati popolari come razza da compagnia, specialmente della Famiglia reale.
Infatti il King Charles Spaniel è stato così chiamato perché uno spaniel di tipo Blenheim era il cane di compagnia di re Carlo I d’Inghilterra.
Cani di questo tipo erano già presenti nei tempi di Elisabetta I (1533 – 1603) e la Regina Vittoria che aveva un Cavalier Tricolore di nome Dash.
Nel 1662 una nobile fanciulla, Caterina di Braganza, lasciava il Portogallo per sposare Carlo II.
A lui era unita, oltre che da amore o ragione di stato, da una sviscerata passione per i piccoli spaniel, che erano liberi di muoversi a piacimento nelle sale del palazzo.
A questi si aggiunsero altri piccoli spaniel, progenitori del japanese chin, portati in omaggio alla principessa dai missionari portoghesi di ritorno dall’estremo oriente.
Dall’unione fra gli irrequieti spaniel reali e i contemplativi, minuti spaniel del Sol Levante, nacquero i progenitori del Cavalier King Charles Spaniel, venne così battezzato dal futuro Re Edoardo VII, per onorare Carlo II e i “Cavalieri” che gli erano restati fedeli alla pari dei suoi piccoli cani.
Re Carlo II promulgò addirittura un editto, tutt’ora in vigore, che impediva di proibire l’ingresso ai King Charles Spaniel in Parlamento, nei palazzi reali, in tutti gli edifici pubblici e persino nelle corti di giustizia dell’intero territorio governato da Sua Maestà.
Questi piccoli animali erano infatti i suoi prediletti , ai quali dedicava la maggior parte del suo tempo libero e momenti di svago trascurando gli affari di corte, si racconta che re Carlo II era raramente visto senza uno, due o più di loro ai propri piedi. .
Gli spaniel possono essere visti in molti dipinti del XVI, XVII e XVIII secolo opere di artisti come  Van Dyck (I tre figli maggiori di Carlo I ed Henrietta Maria 1637), Nicolas de Largilliere (La bella di Strasburgo 1703), Nicholas Maes (Ritratto di Signora 1677).
Questi spaniel avevano il muso più lungo e appuntito ed un corpo più longilineo rispetto a quelli di oggi, con il tempo, i toy spaniel sono stati sostituiti in popolarità dai cani di discendenza asiatica, come i Carlini (pug)soprattutto con l’arrivo della corte olandese di William III.
Il King Charles Spaniel è stato incrociato con questi cani, e il risultato è il King Charles Spaniel di oggi, col muso più corto e schiacciato.
Ci sono svariate leggende legate a questa razza, una riguarda la Duchessa Sarah, moglie di Marlborough, che possedeva parecchi spaniels. Si dice che mentre il duca combatteva la battaglia di Blenheim (da cui il nome del colore bianco arancio), la moglie che attendeva sue notizie, era talmente nervosa che pressò il pollice sulla testa della cagnetta che teneva in grembo. Quando la cagnetta partorì, tutti i cuccioli avevano sulla testa lo spot, ovvero l’impronta fortunata di Sua Grazia.I cavalier che hanno quella macchia, sono ritenuti più pregiati.
Un’altra leggenda riguarda Maria Stuarda: si racconta che un piccolo spaniel sia stato trovato nelle sue gonne quando ella fu decapitata, per questo si dice che ancora oggi i Cavalier piangono tristi per la sua morte.
Purtroppo a metà tra la prima e la seconda guerra mondiale il Cavalier rischiò l’estinzione e di venire sostituito dal suo cugino dal muso più corto, il King Charles Spaniel.
Nel 1903 si pensò di cambiar loro il nome in Toy Spaniel, il Re Edoardo VII si oppose e chiese che fosse conservato il nome che li aveva accompagnati in una parte importante della storia del Paese.
Nel 1926 l’allevatore americano Roswell Eldrige offrì 25 sterline come premio per tre anni (poi prolungati a cinque) da dare all’esposizione londinese del Cruft al miglior maschio e alla migliore femmina di Cavalier King Charles Spaniel “del vecchio tipo” con la seguente motivazione: “Come mostrato nei quadri del tempo del Re Charles II, musi allungati, senza stop; cranio piatto e con lo spot al centro detto “il bacio di Buddha” o “Blenheim Spot,” o “Kissing Spot””.
Gli allevatori del King Charles non lo presero molto seriamente, perche’ avevano lavorato duramente per anni per accorciare i musi, solo pochi entusiasti continuarono a portare avanti gli esperimenti, in particolare la signora Hewitt Pitt, quindi, la razza è stata sviluppata selezionando un gruppo di spaniel, il risultato è stato un cane che somiglia al cucciolo del futuro re Carlo II d’Inghilterra, da cui deriva il nome della razza (“Cavalier King Charles”).
A modello per lo standard fu preso “Ann’s Son” di proprieta’ di Miss Mostyn Walker.
Nel 1928 il Cavalier venne finalmente riconosciuto come razza a se stante e nel 1945 al primo incontro, tenuto il secondo giorno del Cruft’s Dog Show, ne venne redatto lo standard e venne riconosciuto anche dal kennel club inglese che separò le registrazioni di King Charles Spaniel e Cavalier King Charles Spaniel,che fino a quell’anno venivano iscritti nell stesso registro.
Nel 1946 fu concesso il Challenge Certificate che in Inghilterra permette di conseguire il Campionato.
Nel 1973 il CKCS Alansmere Aquarius di Mrs Hall & Evan si aggiudicò il Best In show al “Crufts”. nessun cane da compagnia aveva mai ottenuto nei precedenti 50 anni un simile prestigioso risultato.
La fama dei cavalier varcò i confini inglesi e favorì la diffusione del cavalier king nel mondo e sorsero in molti Paesi dei Club di razza a partire dagli Stati Uniti e dalla Nuova Zelanda e poi anche nell’Europa continentale a cominciare dai Paesi nordici